Intervista a Le Sacerdotesse dell’isola del piacere, band piacentina che ci raccontano di loro, del nuovo album Tutto e del loro domani.

Prima di addentrarci nella musica vera e propria, partiamo dalla copertina e vi faccio due domande: come mai avete scelto di chiamarvi così? Nella vostra pagina Facebook descrivete il vostro genere come “nuovo punk italiano”, spiegateci cosa significa per voi.
Il nome della band è nato per gioco, suona come la cosa più assurda che potesse venirci in mente, in realtà la cosa è semplice: viene da un cartone animato. Serve a ricordarsi di non prendersi mai completamente sul serio. Nuovo punk italiano è una risposta pronta per la prima domanda che tutti ti rivolgono: che genere fate? Punk è l’attitudine con cui volevamo affrontare le canzoni fin dall’inizio, cioè grezza, ruvida, anche se nello scrivere i pezzi mi sento una specie di cantautore italiano destrutturato, quindi in qualche modo “nuovo”.

Parliamo adesso del vostro album d’esordio “Tutto”. Avete deciso di metterlo a disposizione gratuitamente su Bandcamp, come mai questa scelta? Non pensate che sia un po’ come non dare un valore al vostro lavoro?
L’idea di proporre il disco gratuitamente, per assurdo, ha dato un valore aggiunto al disco: nel giro di poco tempo abbiamo avuto centinaia di download, una diffusione impensabile se lo avessimo “venduto”. In seguito a questa visibilità abbiamo ricevuto l’interesse dell’etichetta V4V con cui abbiamo iniziato a collaborare, e anche ottime recensioni su vari blog e sul Mucchio Selvaggio.

Titolo azzardato, Tutto. La parola indica completezza, interezza di un’entità. E’ così che vi sentite pensando a questo album?
Facciamo “tutto di corsa” e siamo “sorpassati da tutti”… nei testi la parola “tutto” compare e si presta a tutto. Considerando il nome fantasioso della band, ci serviva per contrasto un titolo breve e diretto, “tutto” dà a questo album un’idea di completezza che hai ben colto.

Molte delle recensioni che troviamo nel web riguardanti il vostro lavoro vi paragonano ai Verdena, cosa ne pensate?
Sono contento di questa domanda: il paragone con i Verdena è normale, loro sono un caso unico in Italia e un riferimento per tutti. Ma se parliamo di influenze, più che essere ispirati ai Verdena, forse è giusto dire che siamo influenzati dalla stessa musica che ha influenzato loro. Più o meno siamo loro coetanei, musicalmente veniamo dagli anni Novanta, dai Dinosaur Jr, dai Motorpsycho, o più semplicemente dai Nirvana.

Parlando di sottili somiglianze, o meglio, di ispirazioni. Ci sono artisti in particolare che vi hanno ispirato nella lavorazione di questo album?
Tutto (tutto!) dà ispirazione. In parte ti ho già risposto con gli anni Novanta, mentre per quanto riguarda la scrittura dei pezzi i cantanti italiani che preferisco sono degli anni Settanta, Lucio Battisti e Rino Gaetano ad esempio. Hanno una grande ironia che ormai si è persa. Io sono molto più minimale, ma spero che un pizzico di questi riferimenti si colga nelle nostre canzoni.

 Parliamo per un attimo della sfera che a me personalmente piace di più, quella live. Ci sono riti scaramantici pre concerto?
Anche per noi il live è un momento importante. Riti scaramantici particolari no, ma la prassi è quella di dimenticarsi completamente tutti i pezzi un’ora prima di salire sul palco, panico generale, ma è solo la sana agitazione che poi ti permette di dare il meglio sul palco. E’ molto divertente e col tempo ho notato che si impara a suonare per il pubblico e non solo per sé.

Prossime mosse future?
Nell’immediato abbiamo una data al 75 Beat di Milano frutto della collaborazione avviata con V4V. Poi stiamo lavorando alla stampa della versione in vinile dell’album (per ora disponibile solo on line), contiamo di vederlo in circolazione tra un paio di mesi. E per il futuro abbiamo già in cantiere diverse nuove canzoni, quindi chissà, presto scoprirete gli sviluppi.

Servizio di Elisa Bertolucci
Foto di Degio De Giorgis

(19/01/2015) – ©2015 OnDetour – Tutti i diritti riservati

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Elisa Bertolucci

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