Nuovo progetto e nuova formula per Joan As a Police Woman, accompagnata da Lazar Davis, stasera al Circolo Magnolia, domenica 27 novembre 2016.

Una nebbia sottile avvolge gli alberi che circondano il Circolo Magnolia, rendendo l’atmosfera di questa serata di fine autunno quasi surreale, così come affascinante sarà il concerto che ci aspetta stasera. Il locale milanese, purtroppo non gremito di spettatori come pensavamo, ospita il concerto della newyorchese Joan Wasser, meglio conosciuta come Joan As A Police Woman, che porta in Italia il suo nuovo progetto, realizzato a quattro mani con il polistrumentista Benjamin Lazar Davis, Let it be you.

L’album ha suggellato una collaborazione artistica nata dalla scoperta del comune interesse dei due per le sonorità e le percussioni del continente africano: l’influenza della musica dei pigmei è infatti evidente nei nuovi brani, rivista però in chiave elettronica, sempre marcando l’elegante impronta cantautoriale di Joan e la sua vocalità profonda, intrisa di soul. La curiosità per il live è alta, e le aspettative non vengono deluse. 

Quando salgono sul palco i due indossano delle tute da lavoro, proprio come appaiono sulla copertina del disco: ci raccontano di aver scoperto per caso di possedere lo stesso capo d’abbigliamento. Lei si posiziona alle le tastiere, lui il basso e mellotron; menzione di merito va al chitarrista Ryan Dugre e batterista Ian Chang, che creano un tessuto ritmico sempre interessante.

Dal vivo le canzoni del nuovo lavoro suonano fresche e accattivanti, i musicisti si scambiano più volte gli strumenti, a volte si rischia di confondere i suoni della chitarra, sempre in contrappunto con quelli delle tastiere. L’energia e l’ironia di nuovi brani come Let It Be You e Broke Me In Two sono inframmezzati da alcuni classici dei lavori precedenti della cantautrice, rivisti in una chiave insolita, come una magnetica Save Me, una magica The Ride e un’inedita Holy City. We Don’t Own It è dedicata, voce e chitarra, a Elliott Smith, nell’unico momento in cui rimane sola sul palco, prima di essere raggiunta dal resto della band, che con un’ottima alchimia ci accompagna alla conclusione del breve ma intenso set.

In chiusura i quattro musicisti ci spiazzano con una The Magic quasi irriconoscibile, spigolosa e acida, seguita da Station, quasi una preghiera laica che lascia senza fiato.

Unica nota negativa è forse la durata del concerto, ma un’ora e un quarto sono sufficienti per un progetto sperimentale come questo, un capitolo che dimostra ancora una volta l’amore per la musica e la passione di Joan Wasser, che con il suo entusiasmo contagioso sa rinnovarsi ancora una volta. Rimane la curiosità di quale sarà la tappa successiva del suo percorso artistico e soprattutto in quali nuovi territori ci porterà.

(30/11/2016) – ©2016 OnDetour – Tutti i diritti riservati

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Silvia Pellizzon

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