Kylesa – Seconda Opinione @Lo-Fi – Milano

Seconda opinione sul concerto dei Kylesa al Lo-Fi del 25 gennaio 2014

Che il panorama musicale del metal negli ultimi anni avesse un gran bisogno di un’evoluzione, di una boccata di aria fresca, non era una novità. La situazione era stagnante, un lungo tunnel senza nessuno spiraglio di luce. A parte alcune parentesi, tutto già sentito.
Fino all’arrivo di un vero e proprio meteorite denominato sludge, un genere “bastardo” che fonde stoner, heavy e hardcore, la cui “maternità” la si attribuisce ad un gruppetto che si fa chiamare da anni Melvins e che bands come Mastodon, Baroness, Red Fang e gli stessi Kylesa ne hanno fatto una religione alla quale affidare il proprio destino e il proprio credo musicale, modernizzandolo, plasmandolo e facendolo crescere giorno dopo giorno, ma negli abissi.

Come un qualcosa di cupamente affascinante ed ammaliante. La location e i pochi accorsi per i Kylesa questa sera, sono segni eloquenti di come, purtroppo, la mentalità nel nostro bel paese, sia ancora troppo lontana ed arretrata rispetto, esagero, al resto del mondo. La band georgiana inizia il tour per la promozione di Ultraviolet, loro sesto lavoro in carriera, circa sei mesi fa, infilzando sold out a raffica in tutto il mondo. Senza nessuno staff e senza alcun fonico, la band si sistema sul palco del Lo-Fi con una cura e una precisione quasi chirurgica, lasciando trapelare però dagli atteggiamenti, un velo di delusione per il mancato interesse mostrato, tanto da cancellare a pennarello nero una manciata di canzoni dalla scaletta, quasi come se fosse un “prima finiamo meglio è”. Davvero un gran peccato perché la band, dopo aver sistemato alcuni problemi di volumi sul set, parte a razzo sparando a raffica i loro pezzi come se fossero delle pietre da schivare, lasciandosi comunque trasportare dall’enorme entusiasmo dei pochi presenti, quasi a volerli “premiare”. Apre le danze Spiral Shadow, seguita senza sosta da Tired Climb, Drop Out e Cheating Synergy dove una splendida Laura Pleasants (in grande forma) urla tutta la sua rabbia e macina accordi senza pausa, sostenuta dalla spinta a razzo della doppia batteria della band, guidata da Carl McGinley e Eric Hernandez, due direttori d’orchestra che si fondono in un tutt’uno.
La discesa verso gli inferi continua con Low Tide e la bellissima To Forget, canzone che riesce addirittura ad addolcire il viso della stessa front-girl, passando per l’ultimo lavoro, Unspoken, Grounded, We’re Taking This e nel bis con Don’t Look Back. Un live di impatto e di sostanza, che mostra l’enorme capacità della band di rendere ancora interessante e nuovo un genere che, come detto all’inizio dell’articolo, a parte alcune valide parentesi, aveva ancora poco da dire. I Kylesa dal vivo sono monumentali, un muro di suoni contro la quale è impossibile schiantarsi senza uscirne illesi e questo grazie alla loro enorme capacità compositiva, al loro volersi allontanare come la terra dal sole, per brillare di luce propria.
Per così dire, un live per pochi eletti.

Una nota di merito va espressa per forza per la band di supporto, i Sierra, un trio stoner che ha incollato, forse per le nulle aspettative, il pubblico presente. I Sierra hanno riportato in vita lo spirito sexteen degli anni che furono, con una proposta incredibilmente affascinate. Psichedelia allo stato puro. Ne sentiremo parlare presto.

Servizio di Fabrizio Cuttano
Foto di Andrea Reggioli

(04/02/2014) – ©2014 OnDetour – Tutti i diritti riservati

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