In occasione della ristampa del loro primo album, Muscoli e dei (2003), i Marta sui Tubi tornano ed esibirsi in trio e ripropongono i brani che hanno dato il via alla loro carriera.

È venerdì 20 marzo 2015: oltre ad essere l’ultimo giorno d’inverno, oggi verrà ricordato per una rara e straordinaria eclissi di sole. Se si volesse dare un significato a questi avvenimenti, si potrebbe pensare ad un momento carico di un’energia particolare, di rinnovo e rinascita.

Per noi accresce il fascino di una serata che sappiamo già essere speciale: i Marta Sui Tubi si esibiscono infatti in trio, in occasione della ristampa del loro primo album del 2003, Muscoli e dei, ormai introvabile da tempo. Certo, nuovi progetti già bollono in pentola per la band che oramai è un quintetto di base a Milano; per questo tour, tuttavia, hanno deciso di regalare ai fan – e a loro stessi – un flashback degli esordi, decidendo di suonare in formazione originale proponendo unicamente i vecchi brani.

Quando Giovanni Gulino, Ivan Paolini e Carmelo Pipitone salgono sul palco del Tambourine e attaccano con Le cose cambiano, ad accoglierli c’è un pubblico attento ed emozionato: il circolo Arci di Seregno si è riempito poco a poco ma non c’è troppa calca, l’atmosfera è famigliare e intima, quella delle occasioni speciali. La spassosa Volé inizia a riscaldare l’ambiente, seguita da Muscoli e dei (con una eccitante citazione di Rusty Cage dei Soundgarden), Stitichezza cronica, Ti mento.

Il pubblico canta tutte le canzoni, anche quelle che abbiamo avuto poche occasioni (o nessuna) di sentire dal vivo. C’è spazio per le improvvisazioni e per gli scherzi col pubblico (“ciao, siamo un gruppo siciliano appena trasferito a Milano”), e nonostante qualche momento di stanchezza, presa con molta ironia, sembra proprio di fare un salto indietro nel tempo. L’energia è sempre altissima: sul palco i tre mantengono la loro unica e inimitabile immediatezza espressiva, il livello tecnico è al massimo.

La voce di Gulino è tra le migliori che abbiamo in Italia, questa ormai è una certezza, così come le acrobazie sulle sei corde della chitarra di Pipitone, cadenzate dal perfetto contrappunto delle percussioni di Paolini. E mentre cantiamo a squarciagola le esplosive Via Dante e L’unica cosa, rifletto su come sia una scelta coraggiosa, quella di rimettersi in discussione facendo un passo indietro nella propria carriera artistica.

Non è solo un tour di anniversario, come stanno facendo molti gruppi ultimamente: questo è un vero e proprio ritorno alla semplicità, per una band che dopo collaborazioni illustri (vedi Lucio Dalla o Franco Battiato) e un Festival di Sanremo, non avrebbe nessun problema a riempire locali ben più grandi. Ci regalano Cinestetica, La tua argenteria, Stento, Sei Dicembre (con un inserto di Ritornerai di Lauzi), Cenere, Post. Tornano sul palco per tre bis, uno più emozionante dell’altro: c’è Pigro del mitico Ivan Graziani, l’affascinante Sole, la commovente L’abbandono.

Con L’equilibrista Giovanni scende dal palco e canta tra il pubblico, La spesa viene proposta in una versione da ascoltare in silenzio, mentre la loro più famosa Vecchi difetti ce la lanciano come un gioco a metà tra la samba e l’heavy metal. Perché alla fine la musica è questo, non è solo grandi palchi ed esibizioni patinate: è anche non prendersi troppo sul serio, è divertimento e improvvisazione, emozione e sudore. E ogni concerto dei Marta è un pieno di tutti questi elementi messi assieme, in un’esplosione di energia da rivivere, live dopo live.

 

Servizio di Silvia Pellizzon
Foto di Matteo Cavalleri

 

(24/03/2015) – ©2015 OnDetour – Tutti i diritti riservati

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