Il fenomeno inglese dell’alternative pop Alt-J, dopo l’uscita del loro album This Is All Yours (2014, Infectious), è in Italia per una data al Forum di Assago proprio per il giorno di San Valentino, sabato 14 febbraio 2015.

Descrivere un concerto degli Alt-J dal punto di vista uditivo è quasi senza senso. Non serve che vi parli nei dettagli dellla soave leggerezza dei loro suoni, e del tocco leggero di arpeggi, tastiere e synth. Tutto questo ve lo potete gustare ascoltandovi i loro due album, ed eventualmente farvi i vostri conti, che siate sostenitori o detrattori del quartetto britannico, perchè bene o male è quello che avreste ascoltato mettendo piede la sera del 14 febbraio al Forum di Assago. Tutto riprodotto fedelmente, ben cantato e suonato. Punto.

Il fatto è che per comprendere il reale valore dello show degli Alt-J bisogna usare più gli occhi che le orecchie. Dovete sedervi. Dovete aspettare che fumo e luci rosse inondino il palco e dovete osservarli emergere a poco a poco dalle ombre. Dovete stare fermi e farvi inondare dai lampi, dalle forme, dai bagliori, dai colori che prendono vita alle loro spalle, o andare a fuoco insieme allo stage incendiato dal calore di candele e fiammelle artificiali e soprannaturali. Dovete farvi abbagliare, dovete perdere di vista le quattro figure quasi immobili che ci sono là sopra e poi giocare a ritrovarli nascosti in piena luce. Dovete andare in trance.

E poi, dovete guardarvi attorno. Farvi catturare non da tremila persone in adorazione, ma da un cielo stellato di accendini (romantici) e flash di cellulari (meno romantici) che si accende intorno a voi un ammasso stellare per volta e che poco a poco va a comporre tutta la volta celeste, un migliaio di costellazioni attorno a una galassia accecante di luci e suoni. Mentre aprite il vostro guardo, noterete pure un cerchio giallo che sembra fluttuare nell’aria là in fondo nella penombra dietro al mixer, lo vedrete sfidare la gravità disegnando archi e soffici linee curve in mezzo a quel firmamento di luci artificiali. Solo poi noterete una snella figura scura che lo manovra a passo di danza, e nei rari momenti in cui la luce la cattura vi smarrirerete nella perfezione armonica dei suoi movimenti perfettamente intonati a ciò che state ascoltando, meravigliandovi di un gesto tanto magnifico, appropriato e spontaneo.

Tutto svanisce dopo circa un’oretta e dieci e una ventina di pezzi, suddivisi piuttosto equamente tra le uniche due uscite discografiche, il grande successo An Awesome Wave e il recente This Is All Yours. Si inizia con Hunger of the Pine, Fitzpleaure, Something Good, Left Hand Free, si approda alla riflessiva Matilda, quindi a Every Other Freckle, Taro. Su Warm Foothills è il momento accendini che già ho descritto e su The Gospel of John Hurt si chiude il set regolare. Al ritorno, abbiamo Nara e Leaving Nara e poi si chiude con l’inevitabile e briosa Breezeblocks, intonata dall’intero Forum al completo. “Please don’t go. I love you so”: d’altronde è San Valentino, più azzeccato di così.

Ce ne andiamo tutti con gli occhi a cuore. Le orecchie? Sì, anche quelle in fondo: gli Alt-J per alcuni sono noiosetti e derivativi su disco, ma in fin dei conti live fanno il loro mestiere egregiamente. Di certo c’è che l’Italia li ama molto e loro han saputo ripagarla con uno spettacolo di notevole impatto visivo ed emotivo. Aspettiamoci il loro ritorno a breve.

 

 

Servizio di Alessandro Dragoni

 

(20/02/2015) – ©2015 OnDetour – Tutti i diritti riservati

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