Il ritorno live dei Counting Crows all’Alcatraz di Milano il 23 novembre 2014.

E chi se l’aspettava, il ritorno sulle scene dei Counting Crows. Il gruppo di San Francisco, emerso negli anni ’90 con sonorità tipiche del rock americano intrise di atmosfere orecchiabili e malinconiche, torna in Italia dopo 5 anni di assenza. Anni che hanno fatto sentire il loro peso, e il sold out segnato dalla data all’Alcatraz di questa sera ne è la prova. Tra il pubblico noto con piacere di non essere l’unica persona entusiasta e carica di aspettative: vi sono molti volti non più giovani, famiglie con figli al seguito, e mentre il gruppo spalla (Lucy Rose) passa quasi inosservato, c’è chi ricorda con un sorriso l’esibizione italiana dei Crows di vent’anni fa o chi riferisce che la sera prima Padova hanno regalato un grande concerto. L’attesa quindi termina alle 21.30 puntuali quando la band capitanata da Adam Duritz sale sul palco dell’Alcatraz sulle note di un’emozionante Round Here, brano d’apertura del loro primo album August And Everything After. Con la sua folta chioma di dreadlocks e quegli occhioni che sembrano sempre tristi, il carismatico cantante ci proietta immediatamente negli anni Novanta con una grande apertura ad effetto. I Counting Crows si presentano in ottima forma e questi ragazzotti americani sanno il fatto loro: ben presenti in scena, luci e suoni ottimi, esecuzioni impeccabili. La scaletta spazia tra tutta la discografia della band, dai brani dell’ultimo lavoro Somewhere Under Wonderland alle chicche dei primi dischi: Mr. Jones è cantata forse con un pizzico di noia, lasciando le parti principali al coro del pubblico, ma lasciano un segno anche le toccanti Colorblind, Omaha, A Long December, l’inaspettata Big Yellow Taxi, e la sorpresa  di Hanginaround ,che chiude la prima parte del set. Il momento più entusiasmante della serata arriva al bis con Rain King, dove l’interpretazione vocale di Adam Duritz è davvero toccante. Non c’è dubbio, i Counting Crows sono dei grandi musicisti e sanno come svolgere il loro lavoro: il fatto di non essere cambiati di una virgola in vent’anni non è un limite ma un punto di forza, una certezza non solo per i nostalgici come la sottoscritta ma anche per chi vuole assaporare del vero rock americano.

 

Servizio di Silvia Pellizon
Foto di Antonio Invernizzi

(25/11/2014) – ©2014 OnDetour – Tutti i diritti riservati

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