I Deerhoof finalmente in Italia per mostrare a tutti la loro unicità musicale.
Aprite youtube e immettete nello spazio di ricerca le parole “deerhoof flower live”. State osservando uno strano individuo con i capelli a scodella, magro, oblungo e dinoccolato che, seduto sopra una cassetta della frutta rovesciata, con le ginocchia praticamente in bocca, si dimena colpendo apparentemente a casaccio un set di batteria composto da due piccoli fusti e un piatto rotto. Intorno a lui due chitarristi un pò addormentati tracciano distrattamente delle gaie melodie ritmiche annacquate da una forte distorsione e una nanerottola cinese canta con voce stridula una nenia lamentosa: “flaua flaua flaaaaaa-u-a!” E’ uno scherzo, state pensando, una presa in giro. Ed avete ragione. Deerhoof è musica per adulti a cui piace fingere di essere bambini, per chi gioca con serietà a non prendersi sul serio.
Lo scrittore argentino Cortazar, nel 1963 pubblica un libro “Rayuela, il gioco del mondo” e lo fa con l’intento, a detta sua, di rappresentare l’atto di abbandonarsi al flusso degli eventi, di lasciarsi vivere, come una banderuola al vento, ma di farlo con cosciente presa di posizione. Deerhoof mette in musica questo gesto e lo fa sedendosi su una cassetta di plastica a suonare una batteria, coscienziosamente sgangherata. Deerhoof e il suo gioco sgangherato vanno in scena ormai da 20 anni, dal lontano 1994 anno di fondazione della band di San Francisco e l’altra sera questi 4 signori hanno fatto divertire lo sparuto pubblico milanese riunitosi per l’occasione al Biko di via Ettore Ponti. Melodie da filastrocca ri-arrangiate attraverso ritmiche forsennate si intrecciano alla voce di Satomi, la cantante di origini orientali che, quando non suona il basso, improvvisa danze plastiche tipo robot da discoteca. Uno dei due chitarristi, un bel messicano dall’aria gioviale, balla e suona col sorriso stampato in faccia per tutto il tempo, come un bambino che assapora il gusto della novità, mentre l’altro più serio e introverso sfrega le corde della sua bellissima Gibson Sg rosso fiammante urlando ogni tanto qualcosa nel microfono. Greg Saunier, alla batteria, prende il largo e fa quello che vuole con il ritmo, spezzandolo inaspettatamente, perdendo il tempo per poi ritrovarlo, fra continui stop and go, a volte simulando il gesto di suonare ritrovandosi a colpire solo l’aria. L’immagine che suscitano è quella di un corridore che attraversa un lunapark correndo a scatti su una gamba sola ma, ricordiamolo, lo fa con la volontà di farlo. Il gioco dura circa un paio d’ore; due ore di musica per gioco, inframezzate da uno scambio di battute col pubblico durante il quale Saunier tiene a sottolineare che quella è la prima volta che suonano a Milano nella loro carriera, per poi correggersi dicendo che forse è la seconda. Un ragazzo dal pubblico viene invitato sul palco a intonare un coro in onore di Giuseppe Verdi, ma il ragazzo giustamente si vergona, ringrazia e torna al suo posto. La gente apprezza la musica dei Deerhoof, ride, balla, i più attenti si concentrano sulle perizie tecniche dei vari componenti, ben camuffate sotto la veste di goliardia che anima l’intera serata che ci lascia come ci aveva trovati, con la voglia di ridere, di sorseggiare una birra, scambiare due chiacchiere e avviarsi, dopo aver giocato insieme, sulla strada di casa, verso la matura serietà del giorno successivo.
Servizio e Foto di Francesco Forzani
(19/03/2013) – ©2014 OnDetour – Tutti i diritti riservati







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