Gli Afterhours continuano il loro tour per riproporre un loro grande album, Hai paura del buio?

[tweetable hashtag=”#journalism #publicmedia”]Per la prima volta in vita mia arrivo[/tweetable] dall’inizio e trovando il posticino perfetto mi lascio immergere in quella marea di gente che trepida di voglia di urlare quelle canzoni che hanno fatto la storia.

Gli Afterhours salgono sul palco vestiti piuttosto eleganti, venendo fuori dal buio ed inizia lei “Hai paura del buio?” Devo dire che forse è vero che l’attesa accresce il desiderio ma anche quando ti ritrovi catapultato in qualcosa di così bello non c’è desiderio più grande in quel momento che lasciare la voce sulle note della seconda canzone “1.9.9.6.” Quattro canzoni in fila, quelle che per me sono le più significative, quella che in se porta un po’ di me (e non solo per il nome): Male di miele, Rapace, Elymania e Pelle con un violino che mette i brividi e quell’immagine straziante che solo Agnelli con la sua voce può e sà comunicare.

Dea inizia e il pavimento sottostante inizia a tremare, la folla a pogare e qualsiasi persona presente ad urlare. Senza finestra, più lenta dell’originale con una fine strepitosa di solo al violino. Si passa a Simbiosi in acustica con solamente Manuel, la chitarra acustica la sua voce sul palco fino a passare a Voglio una pelle splendida che è riconoscibile sin dalle prime note e su cui il pubblico non sbaglia una parola. Terrorswing, il gruppo si gira e magicamente spuntano con maschere di pluto e poi passano di impatto a Lasciami leccare l’adrenalina e Punto G. Inizia Veleno, parecchio incazzata come esibizione, Agnelli sale se sulle casse con il microfono verso il pubblico e subito dopo a contrasto una calmissima Come vorrei. Sui giovani d’oggi ci scatarro su e mi trovo nuovo finiscono la prima parte del concerto.

Dopo un’attesa infinita risalgono sul palco vestiti da donne e ci deliziano con Germi, Siete proprio dei pulcini e Plastilina per poi salutarci di nuovo e ripresentarsi poco con Spreca una vita, Costruire per distruggere cantata in modo talmente strepitoso che è impossibile non avere brividi, Io so chi sono e Padania.
Questa volta il concerto degli Aftehours sembra davvero finito ma invece eccoli di nuovo per una nuova ed ultima canzone, televisione, un boccone che rimarrà difficile da deglutire per i prossimi giorni e che ti farà continuamente pensare a questo concerto, alle facce felici degli artisti e della gente che insieme non ti hanno fatto più avere paura di quello splendido buio.

Servizio di Elisa bertolucci
Foto di Matteo Bertelli

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