Ho letto tante recensioni su Levante, cantautrice torinese di origini siciliane, prima di questa sua data al Blackout di Prato in occasione dei 10 anni di KeepOn, dove si esibisce nel suo primo tour “Manuale distruzione” che prende il nome dal suo omonimo album. Posso dire che nessuna di queste riesce a trasmettere ciò che lei stessa trasmette impugnando quel microfono che sembra essere un prolungamento del suo arto, un amplificatore naturale delle sue parole, così capaci da toccarti fino infondo allo stomaco.
Di una bellezza unica e di una voce estremamente particolare, con note simili a Florence dei Florence and the machines e Carmen Consoli, è una di quelle persone che grazie al suo timbro e modo di cantare è riconoscibile già dalle prime note.
Sale sul palco verso le 24.00 e inizia il suo live accompagnata da Alberto Bianco, anch’esso cantautore torinese come Daniele Celona e dai Nadàr Solo, band torinese, che si uniscono alla perfezione.
Iniziano con “Cuori d’artificio” e “Farfalle” in cui si percepisce benissimo quale piede prenderà la serata, con quale entusiasmo di chi ancora non conosce bene la fama finirà il concerto.
Si passa a uno dei singoli più apprezzati “Memo”, in cui la voce di Levante quasi veniva sovrastata da quella del pubblico che, a mio stupore, conosceva tutte le parole.


Pezzo molto differente è quello che dopo “Non stai bene” in cui tutto è centrato nel “la gravità impone una vita a terra” e che sembra essere una sorta di rimprovero verso qualcuno, ci accompagna in un’intimità al di fuori del normale, uno di quei pezzi capaci di farti riflettere grazie a quelle metafore come “se cielo e terra possono toccarsi” che fa puntualmente pensare ad una persona che non c’è più, ovvero “Le margherite sono salve”.
Continua il live cantando un pezzo scritto qualche anno fa proprio da Alberto Bianco, “Nuvola”, che interpreta alla perfezione e sembra quasi esser scritta da lei, forse proprio per questo è stata scelta a far parte del suo album, fino a passare al tormentone “Alfonso” introdotto da lei come “un mantra da poter cantare prima dei pasti”e dal battito di mani da parte di tutta la band e successivamente da tutto il pubblico.Lei sembra una molla impazzita, saltella da una parte all’altra del palco come una bambina felice, ed è ciò che riesce a trasmettere, felicità nel fare ciò che davvero si desidera, capacità di credere e realizzare i sogni e viverli.Per me questo pezzo, seppur sia arrangiato e cantato molto allegramente, mi trasmette un’ansia assurda, una di quelle ansie che solo nei momenti di disagio vengono fuori, quando ti senti nel posto sbagliato al momento sbagliato e non tanto una festa quanto un pezzo di vita, “Che vita di merda”.
Levante rientra nel soft mode di cantautrice con prevalenza di chitarra nei pezzi successivi, quali “Mela” , “Come quando fuori piove”, “Luna”, brano non presente nell’album firmato Daniele Celona e “Senza zucchero”.
E’ il turno di “Sbadiglio”, l’ultimo singolo, che dopo il primo pezzo, quello più soft, esplode quasi come se fosse un grido di rabbia capace di riflettere in contrasto quel “silenzio catartico” forse difficile da digerire ma pur sempre bellissimo.
Passiamo di nuovo ad una cover, questa volta firmata dai Nadàr Solo “La ballata del giorno dopo” molto più rock di tutto il resto, molto più spinta e pestata fino a passare alla molto più calma “Duri come me” che sembra terminare il concerto, con tanto di frase finale da battaglia, ovvero ” Siate coraggiosi con i vostri sogni”, che è diventato il mio mantra.
Dopo pochi istanti eccola invece di nuovo sul palco con quella che per me è la canzone più bella e forse più vera di tutto l’album, che non poteva non eseguire.
Levante, chitarra e voce, voce e chitarra e tre accordi, quegli accordi che aprono la canzone in tutti i sensi, “La scatola blu”, quella scatola che ognuno di noi ha, con colori diversi ma stesse emozioni dentro, stessi ricordi, descritti e cantati alla perfezione.
Il concerto si conclude di nuovo con “Memo”, questa volta terminata con una parte strumentale di tutta la band.
Saluti e inchini, così escono dal palco, così finisce questo concerto che più che note in testa è capace di lasciarti emozioni, ed è una cosa bellissima.
Ti lascia con talmente tante metafore e domande in testa che passi la notte a chiederti cosa in realtà abbia voluto dire con una determinata frase.
Levante è questo, una donna capace di lasciarti talmente tanti dubbi in testa che non vorrai altro che riascoltarla e trasformare quelle frasi in tremila interpretazioni, sempre diverse e sempre più vere.
“Siate coraggiosi con i vostri sogni”.

Servizio e Foto di Elisa Bertolucci

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