C’è un moto disarmonico che, partendo dal titolo Obtorto Collo (dal latino traducibile con “malvolentieri”), attraversa per intero l’ultimo lavoro in studio di Pierpaolo Capovilla.
C’è una complessità irrisolta dentro ai brani che l’ensemble di musicisti, scelti per l’occasione dal cantautore veneziano, porta in scena in uno dei soliti freddi mercoledì dell’hinterland di Milano. Come la società che cerca di descrivere, la musica di Pierpaolo appare, nella sua resa dal vivo, una creatura (volutamente) sgangherata che si trascina seguendo, per l’appunto, un moto complesso e disarmonico.
Gli artisti sul palco incarnano questa complessa disarmonia nella fisicità dei loro corpi, nella esperta gestualità dei movimenti da cui derivano le sonorità che, forti e precise, sferzano l’aria colmandola di un’impassibile tensione. Atterrisce, per la sua intensa bellezza, il suono del saxofono di Guglielmo Pagnozzi, che si mescola alle dolci e languide note della chitarra di Alberto Turra. Alla batteria, Stefano Giust, che presta al “rock” i suoi snodati polsi da jazzista senza precludersi una digressione nel campo della musica improvvisata, con un solo che inizia accartocciando bicchieri di plastica e termina sfregando i piatti (non quelli da cucina) sulle pelli dei tamburi. Francesco Lobina al basso, col suo fare un po’ olandese, e il pizzuto Kole Laca alle tastiere costruiscono un vibrante tappeto di suoni su cui si adagia la voce di Pierpaolo Capovilla che nell’esperienza di anni si è affinata, divenendo sempre più consapevole e intensa.
Quest’ultimo rispolvera il vecchio basso elettrico Rickenbacker, tanto caro ai fan degli One Dimensional Man, il cui suono graffiante condisce in salsa noise alcuni brani, tra cui il singolo “Dove vai”, che sembra così acquisire nuova vitalità.
La ricchezza delle contaminazioni musicali dipende dall’immenso background dei musicisti, la cui grande esperienza si traduce, purtroppo, in una performance a tratti fredda, meccanica che cozza con il calore sentimentale dei testi, contribuendo ad alimentare la sensazione di disarmonia di cui si è detto. La natura educativa – apparentemente intenzionale – del processo interpretativo, sia dal punto di vista musicale che in termini di critica sociale rimane, a mio avviso, ammirevole e tutt’altro che presuntuosa.
Scaletta Pierpaolo Capovilla @Circolo Magnolia – Segrate (Milano) 3 dicembre 2014
Invitami
Il cielo blu
Arrivederci
Come ti vorrei
Dove vai
82 ore
Quando
Io ti aspetto (Il teatro degli orrori)
A better Man (One dimensional man)
Irene
Bucharest
Obtorto Collo
Treviso (Il teatro degli orrori)
Servizio di Francesco Forzani
Foto di Matteo Cavalleri
(09/12/2014) – ©2014 OnDetour – Tutti i diritti riservati

















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