Thin Walls è il nuovo album dei Balthazar, 10 canzoni per 40 minuti di semplicità ed eleganza musicale.

Cinque ragazzi direttamente dalla, più o meno remota, zona delle fiandre presentano dopo 3 anni di assenza discografica il loro ultimo lavoro ‘Thin Walls’: sono i Balthazar e con 10 canzoni dalla durata complessiva di poco più di 40 minuti propongono il loro terzo album.

I due dischi precedenti Applause (2010) e Rats (2012) sono stati accolti dalla critica musicale e più in generale dal pubblico con curiosità, interesse e buone speranze. Sono tanti gli accorgimenti musicali e compositivi che hanno sempre distinto i Balthazar. Basso e batteria, che costituiscono sempre la linea di base, si seguono e rincorrono in una perfetta e compatta compartecipazione rendendo il tutto semplice ed elegante.

Il brano ‘Decency’ apre ed è rappresentativo dell’anima dell’intero album; nulla è lasciato al caso, scivola tra qualità e raffinatezza con squisito appoggio di violino.
Inevitabile, ascoltando ‘Then what‘, non pensare a quegli anni ’90 di ‘Ok Computer’ dei Radiohead o dei connazionali dEUS o ancora, con ‘Last call’, ai Verve all’epoca di ‘Urban hymns’.

Parliamo delle stesse atmosfere e malinconie dilaganti; sarà colpa del cantato tormentato e disincantato.
Il lato più pungente del disco viene fuori alla volta della pulsante ‘Bunker’ e ‘Nightclub‘.
In quest’ultima il pomposo e possente giro di basso, preso in prestito alla fenomenale ‘Personal jesus’ dei Depeche Mode, trascina tutto il resto verso una sola e densa direzione melodica.
Continuando l’ascolto I looked for you con un ritmo vagamente tribale e, se vogliamo, con riferimento a Tom Waits tra atmosfere cupe e una stupenda ballata folk rock.
In ultimo, da segnalare ‘So easy‘, con una meravigliosa e leggera introduzione di violino alla maniera dei migliori Starlight mints dell’esordio.

‘Thin walls‘ è probabilmente il disco musicalmente più pop mai fatto dai Balthazar ma sicuramente anche il più profondo e di qualità. Una terza prova superata a pieni voti; tra le migliori proposte indie pop del momento.
Un lavoro, come del resto gli altri, ambizioso efficace e a tratti irresistibile.

La semplicità, seppur punto di forza da sempre dei Balthazar, chiaramente non basta a spiegare ed alimentare fama e seguito del gruppo. Sorprendenti ed accurati gli arrangiamenti, scelte strumentali e perfette armonie.
Più di altre volte riescono a creare un LP ricercato, brillante e raffinato e allo stesso tempo, quantomeno in alcuni passaggi, pungente.
Un disco che merita un attento e gustoso ascolto perché composto da veramente tanti sapori.
L’ascolto delle dieci tracce corre e scorre senza fretta in una specie di sospensione temporale di 40 minuti nei quali si viene rapiti dalla voce ammaliante, profonda e avvolgente di Maarten Devoldere.

I Balthazar, dopo più di dieci anni dall’esordio assoluto e tre album alle spalle, finalmente si distinguono conquistando giustamente l’attenzione dei riflettori internazionali, insomma cosa dire… lunga vita ai Balthazar!

Servizio di Enzo Rotondi

(12/05/2015) – ©2015 OnDetour – Tutti i diritti riservati


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