Grecia, paese certo non famoso per aver dato origine, negli anni, a sonorità rock psichedeliche; eppure ecco qua, fresco di stampa, il secondo album per gli ACID BABY JESUS “Selected Recordings” uscito il 18 novembre 2014.

Il titolo dell’album è cronaca di interminabili sessioni musicali, improvvisazioni e sperimentazione accuratamente selezionate e arrangiate fino alla definizione degli unici brani dell’LP. All’insolito modus operandi dei quattro ragazzi greci aggiungiamoci un anno di “isolamento forzato” su un’isola greca in pieno mediterraneo e i quasi quattro anni lontani dagli studi di registrazione (2011, anno del primo e omonimo album) questi pare siano stati i principali ingredienti  di “Selected Recordings”. L’idea, o per meglio dire la non-idea, di confezionare ad ogni costo, un’opera che piaccia a tutto il pubblico ha permesso agli ABJ di concentrarsi principalmente sulla composizione dei brani senza pressioni, preoccupazioni o scadenze di nessun genere.

Ascoltando il disco è evidente l’alternanza di passaggi di pura spontaneità ad altri strutturalmente più complessi arricchiti da intrecci e sovrapposizioni di sonorità il tutto ben miscelato da una solida base psichedelica. Il ritmo lento e trascinante del brano Diogenes apre l’album. In primo piano organetti e riverberi a livelli impossibili, ma il risultato è stupefacente. Qualche decina di secondi bastano per assaporarne l’atmosfera rilassante e sognante.
L’ottima Row by Row segue richiami e riferimenti anni ’70 sono veramente tanti, voce lontana stropicciata e dannata; veramente ottima.

L’incalzante Who’s first di colpo ti scaraventa fuori dalle atmosfere e il torpore psichedelico con chitarre aperte, velocità e un timbro vocale decisamente garage/punk. Vegetable il pezzo probabilmente più diretto dell’album, la vera hit, come si diceva un tempo. Per acidità di suono, ritmi, voce e tastiere potrebbe benissimo far parte di un disco dei Bithday Party con un Nick Cave d’annata.
Il resto del disco è leggermente sottotono rispetto alla prima metà, mantenendo comunque il tiro e una cura compositiva alta.

Con questo disco gli Acid Baby Jesus diventano una band riconoscibile, definiscono un loro proprio carattere. Rispetto al precedente lavoro migliora tanto; quasi tutto. Non è sicuramente un disco solo per i nostalgici del rock psichedelico andato, nonostante i richiami e le influenze siano, come già detto tantissimi, appassiona e diverte meritando tanta attenzione agli altrettanti tanti particolari udibili. Una novità in ambito europeo da seguire, sperando di goderseli dal vivo magari in Italia e magari presto!

Servizio di Enzo Rotondi

(05/02/2015) – ©2015 OnDetour – Tutti i diritti riservati

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