Un ritorno davvero interessante quello delle Warpaint in Italia, tappa al Carroponte di Sesto San Giovanni (Mi).
“Smooth” è la parola che mi trafigge di colpo la mente, nel bel mezzo del rito (voi chiamatelo pure “concerto”) celebratosi al Carroponte di Sesto San Giovanni nel nebuloso venerdì d’agosto appena trascorso. Certo, “smooth”, non c’è altra parola per descrivere quel che sento, dico tra me e me, senza ricordare cosa significhi di preciso il termine, che come un’onomatopea riproduce il senso di quel suono, così’ dolce e tagliente, saturo e acuto che pervade l’aria e stimola ad un’oscillazione morbida i fianchi dei fedeli lì riuniti.
A celebrare il rito quattro sacerdotesse, giovani e belle, di una sensualità abilmente ingenua, che attrae fatalmente maschi e femmine senza distinzioni. È la sensualità della musica più che dei corpi, o quella dei corpi nella musica, che diventano un tutt’uno serpeggiante sopra e sotto il palco, pardon, l’altare. Per chi fosse interessato ai nomi, tutto ciò ne ha uno: Warpaint. Le giovani donne che compongono la band vengono da Los Angeles e propongono una scaletta che unisce i brani del nuovo album, omonimo, con quelli del 2010, The Fool, riadattati in una versione più calma e levigata. Da allora le ragazze sono divenute donne, hanno domato lo spirito selvaggio e lo cavalcano al passo di 90 bpm. Le chitarre prima predominanti, ora sono timide presenze, che si limitano a colorire di sfumature la struttura dei pezzi fondati su una sezione ritmica vigorosa, compatta, oscura e sulla linea vocale di Emily, profonda, calda, vibrante che s’intreccia a quella di Theresa, glaciale, tagliente, disarmonica. Uniche eccezioni a questo schema, il brano d’apertura, Keep it Healthy, e quello di chiusura, Elephants ,accompagnato da una lunga digressione strumentale ricca di contrasti, chiaro-scuro, vuoto-pieno.
Da sottolineare la resa perfetta di Hi, incalzante, tetra, ricolma di un’inquietudine contenuta che ha condotto la mia memoria alle atmosfere del primo Tricky e la bellezza di quel momento in cui, nel culmine di Drive, la ballata dell’ultimo album, un aereo sbucato all’orizzonte solcava il cielo, illuminando la notte. Jenny e Stella, basso e batteria, rimaste sole sul palco chiudono la prima parte del concerto improvvisando un motivetto noyse in chiave vaginale, che pare un omaggio ai Death from Above 1979. Per il gran finale le donne, si abbandonano al richiamo della fanciullezza e divertono con una cover strampalata di Pump Up the Jam dei Technotronic. Nel complesso un esperimento riuscito, forse, qualche libertà di troppo, com’è concesso e dovuto ad ogni donna.
Servizio di Francesco Forzani
Foto di Rodolfo Sassano
Setlist
Keep it Healthy
Bees
Hi
Composure
Undertow
Love is to Die
Drive
Beetles
Disco
No way out
Elephants
Billie

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