Il tour “Hai paura del buio?” che gli Afterhours stanno portando in giro per l’Italia dalla scorsa primavera è un vero e proprio omaggio ai fans.
La band, infatti, non solo regala al suo pubblico la ri-edizione live di uno dei dischi più amati nella storia del gruppo milanese, ma non risparmia – nella terza parte dell’esibizione dal vivo – di rappresentare on stage le canzoni storiche e più amate di sempre.
Hai paura del buio?” che venerdì 1 agosto ha fatto tappa al Parco Gondar di Gallipoli (LE), dunque, è una mise en scène molto fedele all’album uscito nel 1997. Il tour che promuove, infatti, la versione “reloaded and remastered” del disco eletto nel 2013 come miglior album indipendente degli ultimi vent’anni, è un’impeccabile riproduzione del celebratissimo disco della band milanese. Il concerto si apre con le 19 tracce di “Hai paura del buio?” suonate rigorosamente nell’ordine in cui si ascoltano nell’album. Gli Afterhours infilano senza fermarsi i brani da 1.9.9.6 a “Mi trovo nuovo” che chiude il disco.
Ma se dopo un’ora e mezza di spettacolo i fans pensano che sia tutto concluso con l’ultima canzone del cd, non sanno che ad attender loro c’è ancora almeno un’altra ora di show. Gli Afterhours rientrano infatti sul palco facendo un salto cronologico che li porta dal 1997 al 2012. “Spreca una vita”, “Io so chi sono”, “Padania”, “Costruire per distruggere” sono alcuni dei brani dell’album “Padania” che la band ripropone live. Non basta. Gli Afterhours vogliono davvero omaggiare il loro pubblico ventennale con un vero e proprio Amarcord di successi per tutta la terza parte del live. E così, se nell’edizione primaverile del tour di Hpdb, la band si presentava vestita in abiti femminili per risuonare “Germi” (lo storico primo disco in italiano della band), in questa versione estiva del tour, gli Afterhours ripercorrono i brani fra i più significativi tratti da tutti i loro album da “Non è per sempre” a “Quello che non c’è” a “Ballate per piccole iene”.

Il risultato è come al solito un live potente e ispirato da parte della band milanese. Poco importa se la maggior parte dei brani sta oramai per “compiere la maggiore età”: i testi, la struttura musicale così come la bravura di chi li ha scritti e suonati restano ancora di stringente attualità.

 Servizio e foto di Patrizia Capoccia

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