La Sacerdotessa del Rock Patti Smith, stasera a Villa Arconati, in tour per ridare nuova vita ad uno dei suoi più importanti album, Horses.

Un pezzo di storia che non puoi dimenticare. Emozioni che non si dovrebbero sottovalutare. Per queste cose vale la pena scollarsi dalla sedia e andare a un benedetto concerto di Patti Smith. Se lo fate quest’anno, poi, ancora meglio. Era infatti il 1975 quando Patti inaugurava la sua carriera discografica con “Horses”, prova che l’energia del punk, i versi dei poeti, le note degli amici e il carisma di una sognatrice potevano incontrarsi e creare qualcosa di magico. A 40 anni di distanza l’incantesimo è ancora intatto, riprodotto per intero nell’arco di una serata – dalla prima traccia all’ultima.
A dire il vero, le prove c’erano già state nel 2013. Sempre alle porte di Milano, stessa scaletta, forse con più voglia di mettersi alla prova. Vai quindi a “trovarla” sulla fiducia, con quella sensazione indefinibile che ne varrà la pena.

A questo giro entri però in un tunnel temporale. Sarà la cornice di Villa Arconati, col suo gioco di giri fra corti, statue e giardini, che ti pare di tornare indietro nel tempo. C’è un crepuscolo magrittiano, le ombre si distendono, inizia con apprezzatissima puntualità quella che spesso viene chiamata la messa della Sacerdotessa del Rock. Definizione che ogni volta sembra una cavolata, ma per certi versi non c’è niente di più vero.

La prima traccia non a caso è “Gloria”. Vedi le coppie che si baciano, le amiche che si sorridono, senti il tizio dietro di te che vuole solo urlare tutto il testo della canzone: è una comunione di parole e emozioni e braccia alzate. In “Birdland” capisci perchè, con quei versi che ti incitano ad andare “su, su, su fino al cielo”.
Si pensa e ci si diverte anche, dondolando al ritmo di “Redondo Beach” o “Kimberly”. Ma è a “Land” che devi fare attenzione. Prima di cominciare, Patti fa una bella pausa, guarda il suo pubblico. “Ci siete, tutto a posto?”, pare chiedere. Ok, cominciamo. Il lungo pezzo in tre movimenti – “Horses/Land of a thousand dances/La mer(de)” – si concluderà di nuovo con “Gloria”.
Mentre stai pensando a chi ha creato tutto questo, alle vite e esperienze passate, la New York anni Settanta, ecco che ti arriva il pezzo finale, il culmine, il discorsone e soprattutto il lacrimone. “Elegie” è dedicata a Jimi Hendrix, come molti altri pezzi sono stati dedicati ad artisti e personalità ormai venute a mancare. L’elenco è lungo, triste, emozionante. Eppure, visto che siamo tutti lì nella nostra comunione, l’ultimo pezzo di “Horses” viene dedicato anche a tutte le persone amate dai presenti, piccole o grandi che siano. E questo sì, che è speciale.

E’ passata solo un’oretta, iniziano allora i pezzi imprescindibili e le chicche: “Dancing barefoot”, che manca ahinoi di un po’ di tiro, poi “Privilege” e “Beneath the southern cross”. Molto religiose, trasportano in alto per ricordarci che alla fine dobbiamo essere semplicemente umani: “Cross over boys! Cross over girls! Cross over!”, urla lei.
L’intermezzo alla Velvet Underground della band in solitaria allunga un po’ il brodo, mentre non si aspetta altro che “Because the night”, questa volta dedicata pucciosamente al padre di Jackson Smith, guarda caso presente sul palco a supportare la madre. Bel quadro di famiglia.

Ma torniamo a cose serie: chiude il cerchio la famosa “People have the power”, che continua sul filone puoifarcelaecambiareilmondo: proprio quel pezzo che vorresti sentire tutte le mattine prima di alzarti dal letto. Sembra finita così, col bel climax e il messaggione conclusivo, ma arriva il bis a rincarare la dose, e come 40 anni fa ci propone la cover “My generation”, con tanto di quell’atto tipico, forse ormai scontato, di provocazione punk che è la rottura delle corde della chitarra: ci ricorda che oggi come allora dobbiamo rompere gli schemi, fare di più, sognare, avere una “cazzo di bella vita”.

E’ per questo che ne vale sempre la pena, cara Patti. In mezzo a tutto, alle hit, a uno spettacolo che potrebbe assomigliare troppo a se stesso, sai sempre ricordarci di aspirare al meglio, di nutrire l’anima, 40 anni fa come oggi.

 

Setlist Patti Smith @Villa Arconati – Bollate (Mi)

Gloria
Redondo Beach
Birdland
Free Money

Kimberly
Break It Up
Land: Horses/Land of a thousand dances/La mer(de)/Gloria
Elegie

Dancing Barefoot
Privilege
Beneath the southern cross
Medley Velvet Underground
Because The Night
People Have The Power
My Generation

 

Servizio di Chiara Leandri
Foto di Antonio Invernizzi

(26/06/2015) – ©2015 OnDetour – Tutti i diritti riservati

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