Sono passati sei anni e tre album dall’ultima data milanese dei Queens of The Stone Age, e l’unica cosa che accumuna le due date è quella sottile pioggia di novembre. In tempi che furono, infatti, era un’Alcatraz gremito di seguaci e appassionati di quel suono sporco, arrogante e lontano proveniente dal deserto che, diciamocelo chiaramente, era davvero per pochi appassionati del genere e nostalgici Kyuss. Tempi stoner!

Ma appunto il tempo passa ed è un forum di Assago in formato sold out a confermare quelli che, ascoltando il più recente materiale, sono diventati più di un semplice sospetto che forse qualcosa è cambiato a chiusura di un ciclo che probabilmente non riapriremo più. La band si presenta con il suo sesto album in carriera che, ad ulteriore conferma di quanto detto, salta al primo posto nelle classifiche americane e al secondo in quelle europee, abbandonando però quasi del tutto quel fascino, quella geniale imperfezione e quello sporco genuino che da sempre era marchio di fabbrica, a favore di una visione ormai più commerciale e “paninara”. Perfetta, ma è proprio dai QOTSA che noi veterani non avremmo mai chiesto questo.

Il live parte sulle note di Keep Your Eyes Peeled, brano di apertura del nuovo album, accolto da una folla di new generation con un’ovazione impressionante, continuando con If I Had A Tail, I Sat By The Ocean e il primo singolo estratto My God Is The Sun. Nella prima mezz’ora Homme & Co spazia tra passato più recente e presente, assecondando l’entusiasmo di una gran parte di pubblico che dimostra di non aver, purtroppo, vissuto ai tempi d’oro degli Dei dello stoner. Tanto che quando la band inizia a ripercorrere il proprio vero passato sputando pezzi di Rated R e di Songs For The Deaf, ne rimane quasi spaesata a favore però di chi implorava, seppur per pochi minuti, di ritornare nel passato più profondo, viscerale che solo noi conosciamo. Si procede con You Think I Ain’t Worth a Dollar, But I Feel Like a Millionaire, la famosissima No One Knows fino ai nove minuti più belli ed estremi della serata, una Better Living Through Chemistry suonata magistralmente e con la rabbia dei vecchi tempi.

Sono comunque da sottolineare alcuni aspetti che rendono in ogni caso i Queens of The Stone Age una band ancora altamente sopra la media, come l’enorme padronanza strumentale acquisita, la capacità di alzare e mantenere per due ore un muro di suoni senza pari, l’enorme talento di un Josh Homme leggermente appesantito, ma con ancora una voce monumentale e una personalità più unica che rara e, non ultimo, il neo-acquisto Jon Theodore (ex batterista dei The Mars Volta) che martella a ritmo di fabbrica tenendo un’intensità e una potenza di tiro davvero impressionanti.

Insomma un live con sali e scendi per una durata di quasi due ore complessive, che gasa le giovani folle ma lascia semi appagati e perplessi i malinconici della band, che rimangono ancorati a quei ricordi che si chiamano Desert Sessions e a quello spirito distruttivo perso per strada di Nick Olivieri, co-fondatore della band con Josh Homme, consapevoli che ormai la scelta fatta dai QOTSA è stata senza dubbio dettata dallo stare al passo con i tempi e con le tendenze. Non sempre le cose vanno come si spera. God save the Queen-s!

Servizio di Fabrizio Cuttano
Foto di Monelle Chiti

(06/11/2013) – ©2013 OnDetour – Tutti i diritti riservati

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