Il Komandante Vasco Rossi è tornato. Sette concerti evento (tre a Roma e quattro a Milano, mai nessuno prima), capelli cortissimi e una band rinnovata. A partire dal batterista americano Will Hunt, direttamente dagli Evanescence, che ha impresso alle canzoni ritmi velocissimi. E il Blasco è lì, a scaricare adrenalina per il suo pubblico, mentre si presenta sul palco dell’Olimpico con “Gli spari sopra”. Praticamente una dichiarazione d’intenti. E poi via, con “Muoviti!”, “Qui si fa la storia” e “La fine del Millennio”. Quando intona le note di “Vivere”, c’è chi si chiede se si possa fare rock duro anche con quelle parole lì. E la risposta è sì. Almeno per questo Vasco. Che è passato indenne sia dalla malattia che dai clippini su Facebook. E sul palco è una furia, l’animale e il suo territorio. A chi dice che riempie gli stadi per le vecchie canzoni, il pubblico risponde con un coro di sessanta mila che cantano l’ultimo singolo, “Dannate nuvole”, anche quando è finito. Perché il suo popolo sono le ragazzine con i loro padri, i giovani che si danno appuntamento “da Vasco” come se fosse un amico, le donne che ballano al settimo mese di gravidanza e quelle che nel ’90, a San Siro, erano già (troppo) “grandi”.
Il suo nuovo album “Cambia-Menti” è atteso per il 4 novembre, ma nel frattempo lui e la sua band fanno esplodere lo stadio con “C’è chi dice no” e “Un senso”, dove Vasco Rossi si inchina a ringraziare dopo aver raccolto applausi a scena aperta. E poi il medley-rock e “Rewind”, altra scarica di adrenalina. Il finale, quello che fai la conta perché sai che certe canzoni non possono mancare, si apre con “Liberi Liberi”. Erano anni che non la faceva. Altri applausi. Ma non è finita. E sono già passate due ore. Ci sono “Sally”, “Senza parole” e “Vita spericolata”. C’è lui, il Vasco, sincero solo quando scrive le sue canzoni. E sulle note di “Albachiara”, i fuochi d’artificio che sorprendono l’Olimpico e il Blasco che urla: “Tenete duro”, si chiude uno dei concerti più belli degli ultimi anni.
“Quella rabbia che si scopre da ragazzi insieme a molte altre emozioni, e di cui solo Vasco e il punk inglese sembravano dare conto in musica”. Scriveva Enrico Brizzi, qualche anno fa. Magari non solo loro, d’accordo. Ma in questo “Live Kom 014” c’è quella rabbia mista a un rock molto ma molto duro che rende ancora una volta il rocker di Zocca unico in Italia. E inarrivabile.
Servizio di Eleonora Cozzari
Foto di Monelle Chiti
(27/06/2014) – ©2014 OnDetour – Tutti i diritti riservati

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