Recensione del nuovo album dei 15 Minutes of Shame, Scrambled Eggs.
L’intenzione ironica dei 15 Minutes of Shame si palesa fin dalla scelta del monicker, preso di pari passo da un episodio della seconda stagione dei Griffin e parodia del celeberrimo aforisma di Andy Warhol sui quindici minuti di celebrità. In realtà l’atteggiamento del quartetto laziale (frusinate, per la precisione) non si basa poi così tanto sul demenziale o il faceto, puntando piuttosto su freschezza e divertimento.
Il risultato è Scrambled Eggs (che fa pensare allo scherzoso titolo provvisorio della beatlesiana Yesterday), disco agile e conciso, perlopiù punk rock nello sviluppo sia nell’accezione classica di Clash prima e Social Distortion poi, che moderna e vicina al garage revival radiofonico di Strokes e primi Arctic Monkeys. Aggiungiamoci pure qualche rimando alle melodie stranianti di Hüsker Dü e Guided By Voices e il gioco è fatto, che ritornano anche nella produzione volutamente sporca (sebbene non propriamente lo-fi).
Fatta eccezione per due tracce, casualmente l’introduttiva Nature Reawakens in Spring (quasi southern in certi passaggi!) e la finale Gaugamela (in cui non è chiaro se il riferimento a una delle battaglie della campagna di Alessandro Magno sia da prendere sul serio), momenti stranamente più aggressivi e tesi, melodia, cori ariosi e agilità sono gli ingredienti principali. Con una certa ammirabile coerenza di fondo, che produce una piacevole sensazione di fluidità, sia negli episodi più “classici” e pop punk (In Memory Of, Crazy Fight of Corianders, la title-track) che in quelli più garage da classifica (Ye-Yeah o Michael, impreziosita da un bizzarro assolo di sax). Il risultato è dunque un disco piuttosto compatto e preciso nelle intenzioni, cosa che fa onore ai 15 Minutes of Shame e rende il loro debutto un ascolto semplice, asciutto e diretto. Prossimo passo? Lavorare sulla personalità.
Nota a margine: il loro curriculum vanta un concerto da spalla a Le Luci della Centrale Elettrica. Sul loro taccuino (anzi, sul loro Death Note, cito dal press kit) ci sono sostanzialmente gli altri nomi di spicco del cosiddetto indie italiano (Nobraino, Fast Animals and Slow Kids, Lo Stato Sociale). Gli auguriamo di arrivarci.
Servizio di Alessandro Dragoni
(24/10/2014) – ©2014 OnDetour – Tutti i diritti riservati

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