Reportage dal concerto degli Aerosmith all’arena Fiera di Rho.
I gusti son gusti, sopratutto per quanto riguarda la musica, ma ci metto entrambe le mani sul fuoco che, almeno una volta nella vita, avete ascoltato, cantato o dedicato la canzone degli Aerosmith “I don’t want to miss a thing” in un momento della vostra vita. Sono un pezzo di storia, degli ultra sessantenni che, in un modo o nell’altro, sono capaci di tenerti incollati gli occhi al palco senza aver bisogno di chissà quale scenografia. Già , la cosa che più mi ha stupita è stata sicuramente questa. Prima d’ora non avevo mai assistito ad un concerto “anni 80”, ma sempre a concerti di gruppi più giovani (muse, Radiohead) che, pur essendo musicalmente a me più affini, erano talmente tanto parte di una scenografia che quasi ti perdevi loro sul palco.
Con gli Aerosmith e solamente i loro maxi schermo ho capito che a volte “Less is more” e che se sei Steven Tyler puoi fare di qualsiasi cosa una sorpresa. Il concerto inizia alle 22, con mezz’ora di ritardo sulla tabella di marcia, e subito tutta l’arena viene inondata di suoni graffianti e urla al cielo. Già dal pomeriggio, quando sul palco si alternavano i gruppi di apertura (cito gli extreme e gli alterbridge che hanno saputo intrattenere il pubblico alla grande), l’arena veniva pian piano abitata da esseri anni 80 dai capelli lunghi e vestiti in modo strano.
Alle 21 sembrava di esser tornati indietro nel tempo, ma la cosa bella è che in un’area convivevano adolescenti, sessantenni, trentenni e bambini.
Quella voce che da piccola odiavo perché i miei genitori non mi facevano ascoltare le sigle dei cartoni, e che adesso sento più forte che mai.
Dal fondo palco si vedevano tante piccole luci muoversi a tempo, si sentivano tante voci gridare quelle canzoni che hanno accompagnato la vita dei presenti. Pezzi di storia che si muovevano su quel palco con azioni che mai ti aspetteresti di vedere dal vivo (non credo capiterà mai di veder rompere una chitarra sul palco e nel momento in cui inizia l’assolo vederne lasciare un’altra che, presa al volo, farà finire il concerto).
Luci. Tante luci. Video sugli schermi. Il duomo di Milano. Il chitarrista in piazza Duomo tra i turisti. La scritta Milano. La buonanotte di Steven tyler e dei suoi Aerosmith. Il suo italiano così imperfetto ma bellissimo. I ringraziamenti. La folla felice che salta su “dude looks like a lady”. Il finale con “angel” al pianoforte e “dream on” con le lacrime agli occhi. “Come togheter” che ti faceva sentire anche un po’ al concerto dei Beatles.
“I don’t want to miss a thing” e i baci.
Un concerto che vorrei rivivere all’infinito, perché un concerto così capita una volta.
Servizio di Elisa Bertolucci
(04/07/2014) – ©2014 OnDetour – Tutti i diritti riservati

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