I Band of Skulls tornano in Italia dopo neanche sei mesi, e questa volta lo fanno in solitaria, al Tunnel di Milano.L’ultima volta aprirono ai Queens of the Stone Age in un Forum di Assago colmo fino all’orlo. Mi piacquero, ma continuai a pensare che quel palco fosse inevitabilmente troppo grande e vuoto per loro. Quello dell’ormai mitico ex-magazzino della Stazione Centrale di Milano appare invece decisamente più “familiare” e consono ad una band spuntata sostanzialmente dal nulla con qualche hit bomba e un sound a metà tra il garage sporco di Jack White e velleità atmosferico-psichedeliche tra il vintage e il moderno.
Nessuna band d’apertura: i Band of Skulls di Southampton si presentano sul palco alle dieci circa, ed esordisce con due pezzi dall’ultimo, validissimo, Himalayan (Asleep at the Wheel e la title-track). La band appare precisa e dotata di un sound che predilige l’atmosfera al volume puro: la chitarra di Russell Marsden è carica di affascinanti effetti e riverberi, ma purtroppo a volte tende a scomparire sotto il poderoso drumming di Matt Hayward. La co-frontman Emma Richardson dà il giusto groove al basso, ma la sua voce appare davvero troppo fievole nonostante i tentativi dei fonici di alzarle il volume. Nonostante ciò, i Band of Skulls non le mandano a dire a nessuno: hit come I Know What I Am e Patterns riescono a coinvolgere e a far saltare tutto il pubblico, e lo stesso vale per le nuove Brothers and Sisters o Hoochie Coochie. La parte regolare si conclude con un altro singolo The Devil Takes Care of His Own (da Sweet Sour) e Hollywood Bowl, uscita solo nella versione in vinile dell’esordio Baby Darling Doll Face Honey. Ovviamente c’è tempo per il rituale encore, che comprende Sweet Sour e un dittico finale composto dalla bluesy Light of the Morning e dalla hit killer Death By Diamonds and Pearls, cantata e ballata con calore dal pubblico.
Che ci resta dunque del concerto dei Band of Skulls? Beh, senz’altro una bella performance dal sapore piacevolmente intimo. Non c’era coda al bancone del Tunnel stasera, né abbiamo dovuto sgomitare col tizio davanti troppo alto per riuscire ad avanzare per vedere il palco, ma dopotutto va bene così. Meglio per i Band of Skulls che il pubblico possa vederli e “toccarli”, nonché lasciarsi violentare o accarezzare dai loro riff riverberanti e dai loro cori eterei. Cosa che nei palazzetti sold out non si riesce a fare.
Non così bene, se non altro.
Servizio di Alessandro Dragoni
(14/04/2014) – ©2014 OnDetour – Tutti i diritti riservati

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