Qualcosa di totalmente diverso dal solito. Mulatu Astatke è conosciuto come il padre del jazz etiope, ma la musica che nasce dalla sua performance va ben oltre il jazz e supera la necessità di dare un nome, una categoria in cui si possa inscrivere la leggerezza dello xilofono con cui ha aperto il concerto al Carroponte di Sesto San Giovanni, sabato sera.

Un evento ritagliato tra le date di un tour mondiale che lo vede già nei prossimi giorni in Brasile, e poi a luglio a Montreux, Londra, Stati Uniti, Parigi. Il concerto milanese è stata un’opportunità raccolta da alcune centinaia di persone, tra curiosi ed amanti appassionati di Astatke, che hanno ascoltato il ritmo poderoso e quasi mistico di Yègellé Tezeta e Yèkèrmo Sew, oppure Motherland Abay e Azmari.

La bellezza di veder uscire il jazz dai locali a tema e dai festival di nicchia, di vedere il jazz uscire addirittura da se stesso, dai suoi canoni, vedere il jazz sale su un grande palco e si lascia ballare, accompagnare con battiti di mani in un rito collettivo.

Sul palco, contrabbasso e violoncello, tromba e sassofoni, e un’importante sezione ritmica guidata da Astatke, avvolto in una lunga camicia bianca, che ha superato i suoi settant’anni ma continua instancabile a dar vita a marimba e rullante in un’atmosfera unica.

 

Servizio di Federico Gaudenzi

(10/06/2014) – ©2014 OnDetour – Tutti i diritti riservati

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