I Vista Chino tornano di nuovo in Italia dopo pochi mesi, ecco ciò che resta dei Kyuss.Kyuss Lives!…pardon, i Vista Chino, come per motivi legali hanno dovuto rinominarsi, giungono di nuovo in Italia dopo pochi mesi. Con il concertone-evento dei Queens of the Stone Age in un affollatissimo Forum ancora fresco di giusto un paio di settimane, fa impressione trovare il Live Club mezzo vuoto, non appena arrivati, per la band (o se non altro per l’incarnazione di quella band) che ha dato i natali all’ex-enfant prodige Josh Homme. Ci viene in mente che il cambio di nome può non aver giovato alla visibilità dei Vista Chino, orfano di quella carica di leggenda e reverenza suscitata dal solo sussurro della parola “Kyuss” tra gli appassionati di stoner rock.

Il locale è ancora semi-vuoto quando sale il primo dei due opening act, i ticinesi Those Furious Flames. Più hard rock che stoner ma con qualcosa che ricorda i Fu Manchu, il quartetto non ci va leggero e imposta una performance potente e “ignorante”, nel senso buono del termine. Si tratta di una buona mezz’ora, sufficiente a mettere dell’umore giusto gli appassionati che lentamente stanno sciamando dentro il Live Club. Prima di andarsene, annunciano fieri la loro collaborazione con Ian Peres (Wolfmother) alla produzione per il loro prossimo album.

Seguono i Monster Truck, quartetto canadese (provenienza più volte rivendicata dalla stessa band) altrettanto rozzo e diretto, sebbene capace di pregevoli rallentamenti e un flavour vagamente “southern”. Si tratta comunque di un’altra performance ultra-energetica, fatta di chitarroni immensi che sovrastano il povero organo Hammond quasi inudibile. La cosa in ogni caso fa piacere e soprattutto fa scapocciare senza pensieri, mentre il locale lentamente si popola di figuri barbuti che indossano magliette di Slo-Burn, Fu Manchu e, ovviamente, Kyuss.
I Vista Chino si fanno attendere non poco, purtroppo, e salgono sul palco alle undici passate. Il ritardo però non inibisce l’emozione di rivedere John Garcia, seppur ingrassato e con molti meno centimetri di capelli rispetto ai bei tempi, e Brant Bjork, invece pressoché immutato. Dispiace non avere anche Nick Oliveri sul palco, sostituito (egregiamente) da Mike Dean, bassista di un’altra leggenda per lo sludge/stoner: i Corrosion of Conformity.

Com’è giusto che sia, nessuno si perde in chiacchiere. Il sound è cupo, potente, desertico come ci si aspetterebbe e tutti i musicisti in gran spolvero. Bjork in particolare picchia come ai bei tempi e Garcia non ha perso il suo timbro acido e stridulo, sebbene si muova poco e mostri evidenti problemi con l’in-ear del suo microfono, mai del tutto risolti per tutto il concerto. I pezzi del recente Peace funzionano egregiamente live e la band ne propone in abbondanza (da notare la lunga Planet 1&2), ma è inevitabile che siano i Kyuss di quei quattro vecchi dischi a rubare tutta la gloria al (seppure convincente) ritorno discografico. One Inch Man, Thumb, Green Machine, Hurricane, Asteroid: nonostante gli anni e le vicende diverse, la magia di quei pezzi e di quel sound sembra rivivere di nuovo e portarci su un altro pianeta. E poi di nuovo Gardenia, Freedom Run, Whitewater, per un’ora e mezza circa di nostalgia in cui è la sola musica a parlare (l’unica frase pronunciata da Garcia a parte il cantato fino a prima dell’encore è stata un solo “Thank you very much”).

Sebbene i Vista Chino convincano senza remore, i dubbi su questa reunion dei Kyuss, che ha ormai tre anni di età, permangono. Sono una reunion a tutti gli effetti o una cover band di lusso? Bastano tre membri (ora due) originali per compensare l’assenza di Josh Homme? L’intento è genuino oppure no? Impossibile rispondere. Tuttavia, alla resa dei conti non importa. Gli anni novanta sono finiti da un pezzo, e i Kyuss hanno guadagnato centinaia d’imitatori e fan. I Vista Chino sembrano esserne consapevoli, e sono pure dei fantastici esecutori. Che c’è di male dunque a tirare fuori le vostre magliette degli Slo-Burn, dei Nebula, degli Unida, o dei Fu Manchu e per una sera e ributtarsi in quel suono ipnotico, arido e allucinogeno? Correte a pogare, su!

Servizio di Alessandro Dragoni

(20/11/2013) – ©2013 OnDetour – Tutti i diritti riservati

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