I The Darkness non tardano ad arrivare, ed è subito un tripudio di baffi. Quelli naturalmente di Justin Hawkins, eclatanti come non mai.La quantità di piedi sul parterre e l’aria irrespirabile del Live Club in questo venerdì festivo testimoniano ancora una volta l’entusiasmo del Bel Paese per il goliardico quartetto hard rock britannico, forte del sold out ottenuto nell’ultima calata italica, risalente a non più di qualche mese fa.
L’opening act scelto per tutte le tre date del mini-tour italiano (Roma, Bologna e, naturalmente, Trezzo) dei The Darkness sono i milanesi Rhyme, più che convincenti cloni di Alter Bridge e Black Stone Cherry. A loro è concessa una mezz’oretta scarsa ma energica, quanto basta per presentare l’ultimo album The Seed and the Sewage e il recente singolo Party Right. Scorrono via senza particolari intoppi e servono più che altro a scaldare il pubblico per il main event.
I The Darkness non tardano ad arrivare, ed è subito un tripudio di baffi. Quelli naturalmente di Justin Hawkins, eclatanti come non mai. Il frontman, sinuoso e ambiguo come suo solito, si presenta in calzamaglia aderentissima, aperta ovviamente sul davanti per dar sfoggio del tatuatissimo petto. Sobrissimo anche il bassista Frankie Poullain, rivestito di un non meglio precisato abito color oro a metà strada tra un poncho, un mantello e una tunica. Più minimale, Dan Hawkins. Per lui, una comune giacca e una maglietta dei Thin Lizzy.
A proposito di Phil Lynott e soci, è proprio The Boys Are Back in Town ad annunciarli, seguita da un breve intro strumentale. La scaletta si sbilancia molto sull’esordio Permission to Land (da cui arrivano anche un paio di b-sides a sorpresa) e sull’ultimo Hot Cakes. Dall’altro disco, One Way Ticket to Hell…and Back, solo la title-track, che basta però a esaltare tutti i presenti. I “classici” ad ogni modo ci sono tutti (o quasi): si apre con Black Shuck e Growin’ On Me, si passa a Get Your Hands Off of My Woman e Love Is Only a Feeling, per chiudere con la celeberrima I Believe in a Thing Called Love cantata a squarciagola da tutto il Live Club. Da Hot Cakes invece, il singolo Nothing’s Gonna Stop Us, la cover dei Radiohead Street Spirit e pezzi come She Just a Girl, Eddie. Stranamente assente il singolo Everybody Have a Good Time. Come bis, un’allungatissima versione di Love On the Rocks With No Ice, che comprende i soliti siparietti non-andiamo-avanti-finchè-non-urlate-come-si-deve con il pubblico.
Ciò che resta ai presenti è una colata di hard rock bollente e vecchio stile, ma soprattutto una gran dose di ironia (e auto-ironia). Il loro punto di forza è, infatti, proprio il riuscire a non prendersi sul serio, una pacchianità voluta che intrattiene e diverte senza troppi pensieri, facendo scorrere questa ora e mezza praticamente in un attimo. Qualche sbavatura nell’esecuzione e nel suono non intacca una performance ad alto tasso energetico e un Hawkins gigione e istrione più che mai, tanto nelle mosse stile Jagger o Plant, nel suo farsetto killer e nei siparietti, quando per esempio finge di dimenticarsi il ritornello di Givin’ Up o quando si fa un tour chitarra in mano in mezzo al pubblico sulle spalle di un bodyguard. Di sicuro, c’è che l’Italia ama i The Darkness, e che loro non l’hanno delusa.

Servizio e Foto di Alessandro Dragoni

Setlist:
Arrival
Bareback
Black Shuck
Growin’ On Me
She Just a Girl, Eddie
One Way Ticket
Physical Sex
Nothing’s Gonna Stop Us
Get Your Hands Off My Woman
Love Is Only a Feeling
Friday Night
Forbidden Love
Street Spirit
Givin’ Up
Stuck in a Rut
I Believe in a Thing Called Love
Love On the Rocks With No Ice

(06/11/2013) – ©2013 OnDetour – Tutti i diritti riservati

 

A proposito dell'autore

Post correlati

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.